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Monastero di Casamari

Prologo

[1] Ascolta, o figlio, gl'insegnamenti del maestro, e piega l'orecchio del tuo cuore; accogli volentieri i consigli dell'affettuoso padre e ponili vigorosamente in opera: [2] perché tu possa, per la fatica dell'obbedienza, ritornare a Colui dal quale ti eri allontanato per l'inerzia della disobbedienza. [3] A te dunque si volge ora la mia parola, chiunque tu sia che rinunzi alle proprie voglie, e accingendoti a militare per il vero re Cristo Signore, prendi le validissime e lucenti armi dell'obbedienza.

[4] Prima d'ogni cosa ricorda che tutto ciò che di buono imprendi ad eseguire, devi con insistente preghiera chiedere che sia compiuto da Lui, [5] perché Egli, che si è già degnato di annoverarci tra i suoi figli, non debba una volta adirarsi della nostra indegna condotta. [6] Dobbiamo infatti con i doni che ci ha concessi servirlo sempre così fedelmente, che Egli non debba, da padre sdegnato, privare un giorno dell'eredità i suoi figli, [7] né da tremendo signore, irritato per le nostre colpe, consegnarci alla pena eterna, come malvagi servi che non l'abbiano voluto seguire alla gloria.

[8] Sorgiamo dunque una buona volta, svegliati dalla Scrittura che ci dice: "è tempo ormai di levarci dal sonno", [9] e aprendo gli occhi alla luce divina, ascoltiamo con orecchie attentissime che cosa ogni giorno ci ripete la voce ammonitrice di Dio: [10] "Se oggi udirete la voce di Lui, non indurite il vostro cuore". [11] Così pure: "Chi ha orecchie per ascoltare, ascolti che cosa lo Spirito dice alle chiese". [12] E che dice? "Venite, figli, prestatemi orecchio: vi insegnerò il timore del Signore. [13] Correte finché avete il lume della vita, perché non vi colgano le tenebre della morte".

[14] E poiché, tra la folla degli uomini cui rivolge questo grido, il Signore cerca il suo operaio, di nuovo dice: [15] "Chi è l'uomo che vuole la vita e brama di vedere giorni buoni?" [16] Che se tu, all'udirlo, rispondi: "Io", così Dio ti soggiunge: [17] "Se vuoi possedere la vera ed eterna vita, frena la tua lingua dal male, e le tue labbra non proferiscano inganno; allontanati dal male e fa' il bene; cerca la pace e seguila". [18] E quando avrete ciò fatto, gli occhi miei saranno su di voi, e le mie orecchie saranno pronte alle vostre suppliche, e prima ancora che voi m'invochiate, vi dirò: "Ecco, sono qui".

[19] Che cosa più dolce per noi di questa voce del Signore che c'invita, fratelli carissimi? [20] Ecco che nella sua paterna bontà il Signore ci indica la via della vita.

[21] Cingiamo dunque i nostri fianchi con la fede con la pratica delle buone opere, e guidati da l'Evangelo camminiamo per le sue vie, per renderci degni di vedere Colui che ci chiamò al suo regno.

[22] Ma se vogliamo trovare dimora nella sede di quel regno, pensiamo che non vi si può giungere se non corriamo con l'operare il bene.

[23] Interroghiamo i fatti col Profeta il Signore e diciamogli: "Signore, chi abiterà nella tua sede, o chi riposerà sul tuo santo monte?" [24] Dopo tale domanda ascoltiamo, fratelli, il Signore che risponde e ci mostra la via di quella dimora, [25] dicendo: "Chi cammina senza macchia ed opera la giustizia; [26] chi pronunzia la verità nel suo cuore; chi non ha ordito inganno con la sua lingua; [27] chi non ha fatto il male al suo simile; chi contro il suo prossimo non ha accolto ingiuria"; [28] chi sollecitato a qualche colpa dal maligno diavolo, lo ha rigettato con tutta la sua tentazione dagli occhi del proprio cuore e ha reso vana la sua azione, e i suggerimenti di lui, appena nati, li ha presi con forza e li ha spezzati in Cristo; [29] quelli che per il timore del Signore non s'insuperbiscono della loro buona condotta, ma pensano che quanto in essi è di bene, non è opera loro, ma di Dio, [30] e perciò esaltano il Signore che in loro agisce, dicendo col Profeta: "Non a noi, Signore, non a noi, ma al nome tuo da' gloria". [31] Così anche l'Apostolo Paolo non attribuì a sé alcun merito della sua predicazione, affermando: "Per la grazia di Dio sono quel che sono"; [32] e di nuovo dichiara: "Chi si gloria, si glorii nel Signore".

[33] Perciò anche il Signore proclama nell'Evangelo: "Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica, io lo rassomiglierò all'uomo saggio che edificò la sua casa sulla roccia: [34] vennero le fiumane, soffiarono i venti, e fecero impeto contro quella casa ma essa non crollò, perché era fondata sulla roccia". [35] Conclusa così la sua risposta, il Signore attende che noi ogni giorno alle sue sante esortazioni rispondiamo con i fatti.

[36] Perciò i giorni di questa vita ci vengono concessi come una proroga per emendarci dei nostri vizi, [37] secondo la sentenza dell'Apostolo: "Non sai che la tolleranza di Dio ti spinge alla penitenza?". [38] E infatti il misericordioso Signore dice: "Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva".

[39] Quando dunque, o fratelli, abbiamo chiesto al Signore chi abiterà nella sua sede, abbiamo udito come vi si possa dimorare; purché però adempiamo i doveri di chi brama abitarvi.

[40] Perciò dobbiamo disporre il cuore e il corpo nostro a militare nella obbedienza santa ai precetti. [41] E per quello che in noi la natura nostra è incapace a prestare, preghiamo il Signore che si degni offrirci l'aiuto della sua grazia.

[42] E se vogliamo evitare le pene dell'inferno e giungere all'eterna vita, [43] finché ci è ancora consentito e siamo in questo corpo e abbiamo la possibilità di compiere tutto ciò durante questa vita dl luce, [44] bisogna oggi correre ed operare quel che ci giovi per l'eternità.

[45] Dobbiamo dunque costituire una scuola di servizio del Signore. [46] E nel costituirla noi speriamo di non stabilire nulla di penoso, nulla di pesante. [47] Ma se qualche cosa un po' dura, suggerita da un ragionevole equilibrio, dovrà pure introdursi per la correzione dei vizi o per la conservazione della carità, [48] non ti lasciar subito così cogliere dallo sgomento da abbandonare la via della salute, che non può intraprendersi se non per uno stretto imbocco. [49] Ma con l'avanzare nelle virtù monastiche e nella fede il cuore si dilata, e la via dei divini precetti si corre nell'indicibile soavità dell'amore.

[50] Cosicché, non discostandoci mai dal magistero Dio, e aderendo alla sua dottrina nel monastero con perseveranza sino alla morte, ci associamo con la sofferenza ai patimenti di Cristo, per meritare di essere anche partecipi del suo regno. Amen.

I N D I C E


Delle varie specie di monaci

Capitolo primo

[1] È noto che sono quattro le specie dei monaci.

[2] La prima è quella dei cenobiti: di quelli cioè che vivono in monastero, militando sotto una regola e un abate.

[3] La seconda specie poi è quella degli anacoreti o eremiti: cioè di coloro che non sono in quel fervore di vita monastica ch'è proprio dei principianti, ma hanno percorso un lungo tirocinio nel monastero, e [4] addestratisi con l'aiuto di molti, sono già divenuti esperti a combattere contro il demonio; [5] sicché dalla lotta sostenuta insieme con i fratelli sono bene esercitati per il combattimento singolare della solitudine, e valgono ormai con l'aiuto di Dio a lottare sicuri, senza il soccorso d'altri e soltanto col vigore delle mani e delle braccia proprie, contro i vizi della carne e dei pensieri.

[6] La terza specie di monaci è quella tristissima dei sarabaiti, i quali non sono provati da alcuna regola e resi da essa, col magistero dell'esperienza, quasi oro di fornace, ma sono avviliti alla condizione di piombo, [7] e mentre nella condotta serbano ancora fede al mondo, con la tonsura mentiscono palesemente a Dio; [8] a due, a tre, e anche da soli, senza pastore, chiusi non negli ovili del Signore ma in quelli propri, non hanno altra legge che l'appagamento dei propri gusti, [9] poiché tutto ciò che stimano o preferiscono lo chiamano santo, e ciò che non vogliono lo ritengono illecito.

[10] La quarta specie di monaci è poi quella dei cosiddetti giròvaghi, i quali tutta la loro vita, di paese in paese, si fanno ospitare per tre o quattro giorni ora in questo ora in quel monastero, [11] sempre vagabondi e instabili, schiavi delle proprie voglie e dei piaceri della gola: in tutto più abominevoli dei sarabaiti. [12] Dello sciagurato tenor di vita di tutta questa genìa è meglio tacere che parlare.

[13] Lasciandoli quindi da parte, veniamo con l'aiuto del Signore ad ordinare la specie migliore, che è quella dei cenobiti.

I N D I C E

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