San Benedetto e la Regola
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Nel 1098, cioè poco più di novecento anni fa, nasceva a Sud di Digione, in un luogo chiamato Cīteaux, un monastero che fu nominato già dalle origini il "Nuovo Monastero". Di solito una congregazione religiosa porta il "carattere" della persona che lo ha fondato; è successo per i Francescani con Francesco, per i Domenicani con Domenico, per i Gesuiti con Ignazio: ma, nel caso di Cīteaux, anche se noi possiamo ricondurre a tre persone precise, Roberto di Molesme, Alberico e Stefano Harding l'intuizione che diede origine al Nuovo Monastero, l'impulso è soprattutto legato a un testo e alla volontà di un ritorno autentico ad esso: la "Regola" di San Benedetto, un documento che a quel tempo ha già diversi secoli. E' utile precisare che, se Cīteaux è nata, non è perché il monachesimo dell'epoca fosse in piena decadenza, al contrario; però lo stile di vita che vi si praticava era ritenuto 'infedele': non autentico alle intuizioni originarie della Regola: la liturgia è un esempio in cui appare visibilmente questa mancanza di fedeltà alle origini benedettine. L'equilibrio della vita monastica si trovava 'compromesso' dal fatto che l'ufficio divino era stato notevolmente allungato nei monasteri cluniacensi; e così, verso la fine dell'XI secolo, la sua celebrazione occupava la maggior parte della giornata. Questo sovraccarico di celebrazioni era sorgente di lassismo e causa di formalismo per molti monaci. Una conseguenza importante fu un cambiamento della situazione economica dei monasteri che si abituarono a vivere dei doni ricevuti e degli interessi delle loro proprietà, piuttosto che del lavoro effettivo dei monaci.

L'Autore
Storia dell'Ordine
I Fondatori
La Regola di San Benedetto
La Spiritualità Cistercense

vedi anche:

Monastero di Casamari
Va detto subito che sono pochissime le notizie dirette riguardo alle origini della Regola e alla personalità del suo Autore. La cosa non deve sorprenderci, se pensiamo che una Regola monastica, essendo fondamentalmente un testo normativo, non prevede che pochissimi elementi biografici sul suo autore.E' necessario, dunque, cercarli altrove. La nostra principale e unica sorgente di informazione si trova nei "Dialoghi", uno scritto di papa Gregorio il Grande, datato con sufficiente precisione tra il 593 e il 594, cioè più di quaranta anni dopo la morte di Benedetto. Ci troviamo in un momento tragico della storia dell'Italia e della Chiesa, quando l'invasore longobardo è alle porte di Roma. In questa situazione, preoccupato di mettere le basi per un nuovo ordine nella società, Gregorio desidera presentare ai fedeli un certo numero di ritratti di vescovi, di monaci o di laici che si siano mostrati capaci di far indietreggiare le forze del male, appoggiandosi su una fede totale nella "Onnipotenza di Dio". Tra queste figure esemplari, nel secondo libro dei Dialoghi, è menzionato un certo Benedetto, nato verso il 480 o il 490 nel paese di Norcia, in Umbria, da una famiglia agiata e morto a Monte Cassino verso il 547. Della famiglia sappiamo che ebbe una sorella, Scolastica, che divenne lei stessa monaca. Mentre Teodorico, re degli ostrogoti, regnava sull'Italia, Benedetto avrebbe fatto a Roma degli studi che lo misero in contatto con la cultura antica, studi che provocarono in lui una reazione di rigetto e lo fecero fuggire lontano dalla perversione della città per servire Dio; dapprima nella solitudine e, in seguito, nel recinto di diversi monasteri. La biografia che ci offre Gregorio Magno su San Benedetto è molto interessante, perché ci permette di percorrere un ciclo completo di evoluzione monastica, che parte dalla comunità clericale di Affile per arrivare al cenobitismo, cioè alla vita comunitaria esemplare di Monte Cassino, passando attraverso un intenso periodo di vita eremitica. Tutto questo cammino insegna a Benedetto, prima di tutto, a dominare le passioni più profonde che possono abitare nel cuore di un essere umano. In seguito, il suo potere di compiere dei miracoli fa da sigillo a una vita vissuta sotto l'ispirazione dello Spirito Santo di Dio. Non fu, però, una cosa facile e senza prove: la prima esperienza di Benedetto come guida della comunità di Vicovaro si risolse in uno smacco: i fratelli che lo avevano chiamato come loro capo non sopportarono il ritorno alla primitiva tradizione monastica di cui, Benedetto, era araldo. Il santo preferì, allora, abbandonarli a se stessi e, dopo un breve periodo di vita solitaria, si ritrovò alla guida di una nuova comunità monastica nella valle dell'Aniene, per poi raggiungere - secondo la tradizione - Monte Cassino nel 529. Durante questo ultimo periodo cassinese, Benedetto ha rivela una prodigiosa attività: si preoccupa della costruzione del monastero, della formazione dei monaci, cura il rapporto con gli eremiti del vicinato e la direzione spirituale delle monache, si dedica all'evangelizzazione delle popolazioni locali ancora pagane, ai rapporti con i vescovi e i principi dell'epoca e alla redazione di una Regola. Una vita vissuta a un livello così intenso ed elevato e segnata da miracoli, non poteva terminare se non in modo illustre e, secondo San Gregorio, la morte del nostro Santo è una vera gloria.

"La Regola del Maestro"

La redazione di una Regola da parte di San Benedetto, viene citata nei "Dialoghi" una sola volta, benché Gregorio richiami e sottolinei che Benedetto scrisse una Regola «notevole per il senso della misura e della discrezione del suo stile». Allora, come spiegare la creazione di questa Regola, e perché San Gregorio ha preferito trattare il fatto solo di passaggio? Il problema è stato discusso molto negli ultimi cinquant'anni, ma, oggi, le conclusioni delle ricerche guidate da uno studioso benedettino, Adalbert De Vogue, sono generalmente condivise da tutti. Secondo l'opinione di questo ricercatore, San Benedetto avrebbe composto la sua Regola servendosi di un documento preesistente, conosciuto come "La Regola del Maestro", documento anonimo e molto sviluppato. Se è così, si capisce il silenzio di San Gregorio a proposito di San Benedetto come autore di una Regola monastica, perché egli, in realtà, non avrebbe fatto altro che adattare e abbreviare una Regola già esistente e, questo, inoltre, in un periodo in cui nascevano altri numerosi testi, destinati a codificare la vita monastica. Ciò che ha reso importante la Regola di San Benedetto, allora, è stata l'intuizione fondamentale e originale di vedere ne "La Regola del Maestro", che seguiva la tradizione monastica antica, la necessità non di preparare i monaci a vivere la vita solitaria - solo un'élite era capace di viverla - ma di definire e strutturare la vita comunitaria, la vita comune. Nonostante abbia conservato una grande stima per la vita eremitica e la tradizione antica dei monachesimo, Benedetto, dunque, insiste meno dei suoi predecessori sulle esigenze ascetiche. D'altra parte, sottolineando l'importanza dell'autonomia e dell'autosufficienza dei monasteri, valorizzando il "ruolo" del lavoro manuale, Benedetto pone le condizioni che aiuteranno i monasteri a sopravvivere durante i periodi di carestia alimentare e di regressione culturale come conseguenza delle invasioni barbariche che si sarebbero protratte fino al sorgere dell'Impero Carolingio. Ecco spiegato anche come i monasteri benedettini sarebbero diventati i pilastri del cristianesimo occidentale. Ciò cui mira san Benedetto è "dare a tutti la possibilità della vita monastica" ed è per questo che fa del monastero una "scuola del servizio del Signore" in cui si osserva, prima di tutto, il silenzio, condizione per l'ascolto della "Parola di Dio", in cui si pratica l'obbedienza e l'umiltà in una vita scandita dal lavoro, dalla preghiera e dalla Lectio Divina, cioè la lettura meditata della "Parola di Dio".


La "carta del monachesimo occidentale"
Se questa "piccola Regola per debuttanti" è diventata, allora, la "carta del monachesimo occidentale", ciò è dovuto al suo contenuto, più orientato verso la presentazione di un itinerario spirituale che verso la definizione di un codice giuridico. É a causa della sua discrezione, del suo senso della misura e dell'equilibrio, che questa piccola Regola ha saputo persino dosare il potere dato all'Abate - il quale è eletto dalla comunità - insistendo sull' importanza della consultazione degli anziani o del capitolo conventuale nel caso di decisioni importanti; ed è importante anche perché lascia ad ogni comunità un margine di interpretazione non trascurabile; senza tralasciare l'importanza degli appoggi esterni che ha ricevuto. Nel VII secolo la Regola è conosciuta in Gallia e in Inghilterra, in seguito all'intervento dei monaci inviati da Gregorio Magno per convertire il Paese. Nell'VIII secolo giunge in Germania dove San Bonifacio la fa adottare all'abbazia di Fulda che egli aveva fondato e in cui, nel 742, il primo sinodo dei vescovi germanici ne prescrive l'uso in tutto il paese. L'artefice principale della sua diffusione fu san Benedetto d'Aniano (750-821), per mezzo del quale fu adottata nel suo monastero di Languedoc, poiché egli era persuaso che fosse più adatta alla mentalità occidentale. Questa riforma fu notata dal re di Aquitania, Luigi il Pio, figlio di Carlo Magno, che estese l'uso della Regola a tutto il suo regno e, quando divenne imperatore, a tutto l'impero dopo la decisione del Concilio di Aix la Chapelle, nell'817. Il progetto era quello di raggruppare tutti i monasteri benedettini in un Ordine unico di cui Benedetto d'Aniano sarebbe stato l'abate generale. Le vicissitudini della storia fecero saltare questo tentativo che fu ripreso, più tardi, sotto diverse forme e diede luogo alla nascita di grossi raggruppamenti monastici come quello di Cluny. La decisione di imporre a tutti i monasteri questa Regola favorì una eccezionale ripresa della vita monastica nel X e XI secolo. Questo rinnovamento avvenne con una prospettiva unitaria e unificatrice, sottolineando il legame tra i monasteri e insistendo sull'uniformità delle osservanze. Un'altra caratteristica di questi raggruppamenti di monasteri così costituiti è quella di oltrepassare largamente le frontiere delle proprie regioni di origine. La fine dell'XI secolo, momento della fondazione di Cīteaux, è un periodo di "fluttuazioni e di rinnovamento". La cristianità latina è in piena espansione sia verso il Nord dell'Europa (Scandinavia) sia verso l'Est (Boemia, Moravia, Polonia) o verso il Sud (riconquista della penisola Iberica e della Sicilia). Il monachesimo benedettino conosce una fioritura straordinaria con la priorità della congregazione di Cluny, così come di altre congregazioni meno celebri, senza contare numerosi monasteri più o meno isolati e numerosi raggruppamenti con tendenza eremitica. Con l'eccezione ben conosciuta dei Certosini, tutti questi gruppi fondano la loro vita e le loro osservanze sulla "Regola di San Benedetto''.