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Nove secoli fa, nel 1098, il 21 marzo, inizio della Primavera e festa di san Benedetto e, in quell'anno, anche Domenica delle Palme, ventuno monaci lasciarono il monastero di Molesme per fondare, nella Borgogna francese, 20 chilometri a Sud di Digione, un nuovo insediamento monastico, che fu chiamato "Nuovo Monastero".
Abbazie francesi L'abbazia di Molesme era stata fondata in condizione di estrema povertà da Roberto, abate di spirito aperto e coraggioso, nel 1075. Ben presto, però, per le generose donazioni del duca di Borgogna e del conte di Troyes, l'abbazia era passata da una rigorosa povertà ad uno stato di agiatezza e di prestigio così da essere scelta, nel 1084, quale sede di convegni feudali, rimanendo coinvolta e impelagata negli affari della società del tempo.
Gli animi più sensibili deploravano la situazione ed auspicavano il ritorno allo spirito genuino della Regola di san Benedetto.
A capo dei ventuno monaci partiti da Molesme c'era proprio l'abate, Roberto di Champagne, che aveva avuto in precedenza l'approvazione del Legato del Papa: l'Arcivescovo di Lione, Ugo. Roberto scelse quale nuova sede il luogo solitario chiamato Cistercium (da cui la denominazione, poi, di "Cistercensi"), oggi Cîteaux, e in assoluta solitudine instaurò con i confratelli un tenore di vita e di preghiera in spirito di povertà e nell'ascesi di un duro lavoro manuale, ristabilendo il sano equilibrio tra preghiera e lavoro, che a Molesme era stato fortemente alterato.
Incisione di un monaco al lavoro E' questa l'origine dei Cistercensi, che tanto sviluppo dovevano avere nei secoli seguenti. Origini umili e difficili, di uomini che disponevano di pochissimi mezzi, di un terreno incolto e selvaggio, ricevuto in dono da Rainaldo, visconte di Beaune, ma di gran cuore e di fede sicura, sostenuti dal desiderio, coltivato da anni, di una vita monastica solitaria e povera, fedele alla tradizione degli antichi, rappresentata dalla Regola di san Benedetto.
Il ritorno alla puritas della Regola di san Benedetto non significò per essi un attaccamento ad un litteralismo insipiente ma lo sforzo di attingere in essa l'ideale evangelico fondamentale: la ricerca di Dio tramite la preghiera e il lavoro.
Insieme a Roberto, molto contribuirono al buon esito del movimento cistercense, Alberico e Stefano, considerati co-fondatori dell'Ordine. Alberico ottenne la concessione della protezione apostolica su Cîteaux dal papa Pasquale II con la bolla Desiderium quod dell'aprile 1100, che assicurava al Nuovo Monastero assoluta indipendenza da Molesme: "Ordiniamo che il luogo che avete scelto per dimora in vista della pace monastica sia libero e al riparo da qualsiasi molestia da parte di chicchessia, riconosciuto come abbazia e sia posto sotto la protezione della Sede Apostolica, salva la riverenza dovuta alla Chiesa di Chalon".
Stefano si preoccupò di conservare lo spirito del rinnovamento cistercense promuovendo disposizioni tese alla salvaguardia della povertà e della quiete monastica. Egli assicurò soprattutto l'unione e la concordia tra le abbazie, sostituendo alla subordinazione feudale la libertà nella carità e nel principio di sussidiarietà.
Queste disposizioni furono stilate da Stefano in un documento-base chiamato Charta Charitatis, forse la prima carta costituzionale europea: "Ritenevano che il documento dovesse essere denominato Carta di Carità, perché lo statuto, respingendo ogni gravame di esazione, persegue unicamente la carità ed il bene delle anime sia nelle cose divine che in quelle umane".
San Bernardo
San Bernardo

L'impostazione di severa austerità non favoriva l'incremento della comunità, per cui si temette l'estinzione graduale di Cîteaux. Ben presto, però, la comunità fu risollevata dal clima di sfiducia con l'ingresso di Bernardo di Fontaine e di altri trenta nobili borgognoni che fecero rifiorire le speranze e segnarono l'inizio di una rapida espansione che portò, nel breve arco di tre anni alla fondazione delle abbazie di La Ferté, di Pontigny, di Clairvaux e di Morimond che, per dignità, furono considerate, sull'esempio della Chiesa primitiva, abbazie di primogenitura e formarono, insieme con Cîteaux, le cinque proto-abbazie a capo delle rispettive cinque ramificazioni che, poi, si estesero per tutta l'Europa.
La prima fondazione, La Ferté, è del maggio del 1113, lo stesso anno in cui entrava a Cîteaux quello che doveva diventare il più famoso dei Cistercensi: san Bernardo. La leggenda, per accrescere i meriti di questo santo, anticipò la sua entrata al 1112, dichiarando che prima di lui mancavano del tutto le vocazioni. Ma san Bernardo ha tali meriti che non ha bisogno di un tale supplemento di onore e comunque resta incontestabile che il grandioso sviluppo successivo si deve in buona parte alla sua influenza e fama.
Nel 1114 venne istituita la seconda fondazione a Pontigny e l'anno seguente ve ne furono due: Morimond e Clairvaux, quest'ultima con a capo il giovane Bernardo. Queste prime quattro case figlie ebbero un rapporto particolare con Cîteaux e una funzione speciale nel nuovo Ordine monastico.
La casa madre e le prime quattro case figlie fondarono numerosi altri monasteri; altri ancora, già esistenti, si aggregarono alla riforma cistercense, cosicché, nel 1145, le abbazie erano già 200; 300 nel 1150 e poi più lentamente fino ad un massimo di 700 dopo due secoli.
Già nel 1120 La Ferté fondava il primo monastero fuori dalla Francia, Tiglieto in Liguria, seguito poco dopo da Locedio, nella diocesi di Vercelli. In breve l'Ordine Cistercense divenne veramente internazionale, espandendosi in Germania, Inghilterra, Austria, Spagna, Irlanda, Polonia, Portogallo, Svezia, Cipro e Siria.
In Italia i monasteri più antichi furono Staffarda e Casanova nella diocesi di Torino, Morimondo e Chiaravalle vicino a Milano, Chiaravalle della Colomba a Piacenza, Tre Fontane a Roma, di cui fu abate Bernardo Paganelli, discepolo e amico di san Bernardo, che divenne Papa col nome di Eugenio III (1145-1153). Poi Casamari nella Ciociaria, Sambucina, San Galgano ecc. per un totale di 88 abbazie alla metà del XIV secolo.
Storia dell'Ordine
I Fondatori
La Regola di San Benedetto
La Spiritualità Cistercense

vedi anche:

Monastero di Casamari
La causa principale di questa espansione spettacolosa (si poté dire, con una certa esagerazione, che si poteva viaggiare in tutta Europa senza uscire dai domini cistercensi) fu senza dubbio, oltre all' influsso di personalità carismatiche, il fatto che i cistercensi interpretarono gli ideali e le aspirazioni del XII secolo, non solo della classe agiata, ma anche delle classi più povere. La grande espansione fu resa possibile anche da un numero elevato di "fratelli conversi" la cui origine è probabilmente da ricercare a Camaldoli e a Vallombrosa, ma che solo a Cîteaux ebbero un'accoglienza, uno statuto e uno sviluppo considerevole. Si trattava di contadini e servi, che entravano non come veri monaci di coro, ma che dedicavano molto tempo al lavoro e che ricevevano anche una solida formazione religiosa e partecipavano ai benefici spirituali della vita monastica, e, non ultimo, ad una stabilità e sicurezza che i contadini e i poveri non avevano, specie nelle ricorrenti carestie.
I Cistercensi hanno dato ampio sviluppo all'economia agraria ed hanno organizzato lavori di bonifica con tecniche talora anche originali, come le marcite in Lombardia, per incrementare la produzione. In queste terre bonificate essi hanno edificato le loro abbazie dai nomi composti con riposanti aggettivi esornativi che, con trasparente e immediato riferimento alla vita spirituale, creano una sensazione di luce, di freschezza, di chiarore, di profumo: Aiguebelle, Fontfroide, Bonneval, Clairmont...
Tramite la mistica di Bernardo il termine "valle", accompagnato di volta in volta dagli aggettivi chiara, sana, buona, lucente, aurea, bella, reale e, per alcune abbazie di monache, delle rose, dei gigli, della grazia... ha acquisito, man mano, una risonanza particolare, che ha presieduto anche, nei limiti del possibile, alla scelta del sito.
La letteratura romantica, influenzata dal rigorismo giansenistico, ha cercato di accreditare alla spiritualità cistercense una visione morbosa e pessimistica della natura umana. II cistercense Gilberto di Hoyland al contrario ha posto esplicitamente l'accento sull'influsso che la bellezza dell'ambiente può esercitare sullo spirito: "II luogo nascosto e denso di alberi, irrigato e fertile, e la valle boscosa che a primavera risuona del canto degli uccelli, ridonano vita allo spirito che muore, liberano l'anima che languisce per la stanchezza e rendono tenero il cuore duro e senza devozione".
Veduta del Monastero di Casamari I monaci cistercensi hanno contribuito profondamente all'opera di civilizzazione cristiana dell'Europa con le loro fondazioni, con le opere di colonizzazione, con tecniche avanzate in agricoltura e nell'esercizio delle varie industrie. Essi hanno seminato a piene mani i benefici della carità sulle popolazioni che sono vissute all'ombra dei loro monasteri con le realizzazioni di ospedali, ospizi ed opere di elemosina. Hanno contribuito molto all'avanzamento della classe rurale nel Medioevo.
Con l'applicazione dei loro principi spirituali alla costruzione dei monasteri i cistercensi hanno impresso all'architettura religiosa un carattere di forza, di grandezza, di semplicità che fortemente ha contribuito alla nascita ed allo sviluppo dell'arte gotica così da meritare l'appellativo di missionari dell'arte gotica.