Sant'Alberico
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IncisioneSolo un anno dopo la partenza dei ventuno monaci fondatori, la situazione a Molesme divenne critica: il successore di Roberto non aveva un prestigio paragonabile al suo e la partenza dei monaci più fervorosi, dopo essere stati posti a gravi abusi, determinò la conseguente perdita di stima e quindi di sovvenzioni dei nobili locali.
L'unico rimedio sembrò il ritorno di Roberto: ci si appellò al Papa, che delegò il giudizio a un sinodo locale, il quale decise di accogliere le richieste di Molesme. Nel 1099 i cistercensi dovettero eleggere un nuovo abate nella persona di sant'Alberico, uno degli eremiti di Collan, che aveva seguito Roberto a Molesme e vi era stato nominato Priore.
Favorevole ad una riforma del suo monastero e in seguito all'esodo per fondarne uno nuovo, aveva subìto una vera persecuzione con ingiurie, prigione e battiture. Era l'uomo più sicuro per impedire una nuova rapida decadenza e mantenere lo spirito originale.
Egli spostò il monastero in un luogo favorevole, circa un chilometro più a nord. Fece costruire la prima chiesa di Cîteaux, consacrata nel 1106 e si preoccupò di ottenere dal Papa un privilegio che metteva il monastero sotto la protezione di Roma, sottraendolo alla pressione del Vescovo e della nobiltà locale.
L'abbazia e l'Ordine di Cîteaux gli devono molto per quanto riguarda sia l'aspetto spirituale che temporale. La sua formazione fu influenzata dal maestro Lanfranco, direttore della scuola di Bac negli anni 1045 - 1060, frequentando i principali istituti a Reims, Châlons - sur - Marne, Chartres e Parigi.
Organizzò lo "scriptorium", dando prova di un alto valore artistico ed intellettuale.
Papa Pasquale II

Papa Pasquale II

Insieme a Stefano e Roberto ha posto le fondamenta per iniziare la riforma cistercense. In più egli diede la forma definitiva ed ottenne l'approvazione del pontefice Pasquale II. Vennero fissate delle norme di condotta e di vita che cercavano di togliere dalle usanze monastiche del tempo tutto ciò che era contrario alla Regola di san Benedetto. In particolare si affermava la scelta della povertà e di un luogo solitario per il monastero, essi decisero di sopprimere tutti gli abiti e gli alimenti non riconosciuti dalla Regola e di rifiutare nella liturgia tutto ciò che era in opposizione alla volontà del santo legislatore. Fu interdetto l'ingresso alle donne all'interno del monastero.
Come unico mezzo di sussistenza si ammise il solo il lavoro manuale, rifiutando le decime e i benefici ecclesiastici. I monaci dovettero così ricavare dal suolo il necessario per vivere loro stessi e per provvedere ai loro obblighi nei confronti degli ospiti e dei poveri.
Per fronteggiare queste difficoltà decisero di accettare fratelli laici e operai salariati. Stabilirono inoltre che nessuna fondazione di abbazia sarebbe stata avviata se fin dall'inizio non avesse avuto come minimo un abate e dodici monaci.
Storia dell'Ordine
I Fondatori
La Regola di San Benedetto
La Spiritualità Cistercense

vedi anche:

Monastero di Casamari
Grazie a questo sistema di lavoro, Alberico riuscì a migliorare lo stato finanziario della sua abbazia e durante il periodo in cui era abate, ricevette numerose donazioni, formando la celebre vigna di Clos-Vougeot. Egli contribuì al miglioramento dell'Ordine ammettendo i fratelli conversi e gli operai salariati, permettendo in questo modo ai monaci di dedicarsi prevalentemente alla preghiera, allo scriptorium ed allo studio.
Alberico fece appena in tempo a consolidare la fondazione perché morì nel gennaio del 1109, avendo come priore Stefano, che fu eletto subito Abate.







LA COCOLLA BIANCA

Il cambiamento di colore della cocolla da nera a bianca è attribuita ad Alberico. Questo cambiamento è una conseguenza della volontà dei riformatori di seguire in tutto la Regola di san Benedetto. Ora la Regola, riguardo agli abiti, prescrive di non preoccuparsi del loro colore. Sicuramente i monaci preferirono riservare la lana scura per gli abiti da lavoro e la stoffa bianca per le tuniche e le cocolle.

Abate Pirelli

Ritratto dell'Abate Pirelli, conservato nel salone abbaziale di Casamari.
L'abate indossa la cocolla.