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Che i rapporti tra i cistercensi e il Lazio costituiscano un capitolo-chiave nella storia della nascita di un'arte schiettamente italiana e schiettamente gotica è un dato di fatto ormai acquisito (a partire dal 1890, quando il Frothingham vide in alcune abbazie del centro Italia " the earliest structures in Italy in which the principles of transitional-gothic architecture were carried out." ) almeno quanto variamente interpretato.
Che questo capitolo possa venire chiarito, anche nei suoi aspetti più squisitamente artistici, solo quando se ne intenda e valuti correttamente il preciso rapporto con un concreto contesto storico, è invece convinzione che va facendosi strada solo in tempi relativamente recenti e a gran fatica. E tuttavia unicamente il tenere conto delle molteplici variazioni che il fenomeno cistercense subisce nel tempo, nello spazio, nei protagonistÝ può permettere oggi di sbloccare la singolare situazione di impasse in cui si trovano da più di vent'anni gli studi specialistici.
Abbazia di Fossanova

Abbazia di Fossanova
Veduta dal Chiostro
del transetto e dell'abside










Dopo il fervore degli anni '50, quando parve che le ricerche sulle origini dell'arte cistercense fossero giunte a individuare le radici vitali del rapporto tra storia cistercense e storia del pensiero e della civiltà medievale (identificandole con le leggi proporzionali che si venivano scoprendo alla base del bernardinischer Grund-typus e in genere dell'astratta visione artistica bernardina) seguirono anni di stasi, per quanto almeno riguarda l'analisi della reciproca posizione tra arte cistercense e primordi dell'arte gotica. Non cessarono già le indagini settoriali o comunque relative all'arte prodotta dall'ordine in età medievale (anche se va detto che una grave lacuna è in questo senso rappresentata dalla relativa scarsità di ricerche sulla miniatura e in genere la pittura come la scultura e le arti cosiddette minori, che in questo caso contano in realtà alcunÝ dei frutti più eccelsi ).
Ma venne via via spegnendosi ogni interesse e quindi ogni speranza sia di potere rintracciare legami tra i singoli settori e il quadro complessivo, cistercense ed extra-cistercense, sia di potere riconoscere l'esistenza in sé di una radice vitale operante quale unica e unitaria e unificante forza generatrice alle origini del grande fenomeno dell'arte cistercense primitiva. Il quale fenomeno, in altri termini, venne riconosciuto molto più multiforme e complesso e addirittura contraddittorio di quanto possa apparire quando si vuole affermare un'assurda equivalenza tra bernardinischer Grund-Typus e arte cistercense.
Ora, solo il prendere coscienza della realtà storica delle origini dell'ordine, anche in fatto d'arte, costituisce a mio avviso l'unica possibile uscita di sicurezza che offra oggi il modo di riannodare legami vitali tra i primordi dell'arte cistercense e i primordi dell'arte gotica e dunque permette di riconoscere l'effettivo significato e la dimensione storica della vicenda cistercense.
La purezza astratta, il rigore ritmico e logico e costruttivo dell'architettura bernardina non sono in fatti realtà atemporali e disincarnate ma un concreto episodio storico, il limpido frutto dell'incontro tra la straordinaria personalità di Bernardo di Chiaravalle e la spiritualità di Cîteaux, quale era venuta formandosi, dal tempo di Roberto di Molesmes e dei suoi compagni a quello di Alberico e infine di Stefano Harding ( e dunque, non va dimenticato, del primo maestro spirituale e, non è escluso, anche artistico di Bernardo, negli anni del suo ingresso nell'ordine ) Non è un assurdo riconoscere un'equivalenza tra bernardinischer Grund-typus e san Bernardo; né affermare l'importanza altissima che tale equivalenza riveste nei confronti della storia dell'arte occidentale. L'assurdo sta nel volere spiegare con questo particolarissimo momento storico realtà radicalmente diverse e successive, connesse a diversi momenti e situazioni e personalità.
╚ certo, in altri termini, che l'impronta possente della figura di Bernardo pesa da gigante sulla fisionomia storica dell'intero movimento, a partire quasi dallo stesso momento del suo ingresso nell'ordine. Ma è anche certo che questa fisionomia non è identificabile con lui così come non sono imputabili a lui i meriti o i demeriti di opere successive di più generazioni (come invece si è spesso soliti fare, attribuendo ad esempio a presunte complessità e contraddizioni del carattere di Bernardo, morto nel 1153, le powerfuls contradictions - cito il Frankl - stilistiche del corpo longitudinale di Pontigny, costruito intorno al 1170) .
Rispettare la realtà storica delle origini artistiche dell'ordine e illuminare queste origini con una corretta indagine storica: è la via che oggi si impone come unica possibile a chiunque intenda leggere le splendide creazioni dell'arte cistercense primitiva nel loro significato primigenio, nella colorata varietà multiforme e nell'intima coerenza che le lega le une alle altre come libere variazioni e liberi personali e imprevedibili sviluppi di un unico tema.

ANGIOLA MARIA ROMANINI

dalla prefazione al libro
"L'architettura cistercense e l'abbazia di Casamari"
di Federico Farina e Benedetto Fornari






Abbazia di Casamari
Abbazia di Casamari
Veduta dal Chiostro
del transetto e dell'abside della Basilica



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